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La fragilità negli anziani è una condizione di vulnerabilità che si associa a un rischio aumentato di outcome sfavorevoli per la salute in conseguenza dell’esposizione a fattori di stress, ed è considerata come una sindrome (sindrome della fragilità).
Data la situazione di progressione dell’invecchiamento della popolazione a livello globale, riconoscere precocemente i fattori di rischio modificabili per questa condizione è particolarmente importante per poter attuare azioni di prevenzione e interventi tempestivi.
Tra le condizioni predisponenti rientra l’ipoacusia, che interessa una quota elevata di anziani e può contribuire in modo significativo allo sviluppo di fragilità in quanto si associa in modo indipendente a diversi fattori che la favoriscono: isolamento sociale, declino cognitivo, ridotta funzionalità fisica, scarsa attività fisica, cadute e difficoltà nello svolgimento delle attività quotidiane.
Sebbene diversi studi abbiano indicato un’associazione tra la perdita dell’udito e la fragilità, i dati ottenuti utilizzando i parametri considerati di riferimento per la valutazione dell’ipoacusia e della fragilità sono ancora limitati.
Per colmare questi “gap” di conoscenza, alcuni ricercatori statunitensi hanno condotto uno studio di popolazione a partire dai dati raccolti nell’ambito dell’Atherosclerosis Risk in Communities Study, un ampio studio di coorte su soggetti adulti e anziani residenti in comunità in quattro diversi Stati. I partecipanti, in tutto circa 15.800, con età compresa tra 45 e 64 anni al momento dell’arruolamento, sono stati inclusi nello studio tra il 1987 e il 1989 e seguiti nel tempo. La fragilità è stata valutata per la prima volta alla quinta visita, tra il 2011 e il 2013, e successivamente alla sesta, tra il 2016 e il 2017.
Gli obiettivi della ricerca erano la valutazione dell’associazione tra la perdita dell’udito, misurata con parametri audiometrici, e la fragilità, l’individuazione delle componenti fenotipiche della fragilità coinvolte nell’associazione e le eventuali variazioni nel legame tra le due condizioni determinate dall’utilizzo degli apparecchi acustici.
Per valutare la presenza e il livello di ipoacusia è stata utilizzata l’audiometria tonale, mentre per la fragilità i ricercatori hanno fatto riferimento a un modello fenotipico validato negli anziani, che classifica i soggetti come robusti, pre-fragili o fragili in base al numero di componenti caratteristiche presenti: perdita di peso non volontaria, affaticabilità, debolezza muscolare, rallentamento della deambulazione e ridotta attività fisica.
L’ipotesi era che, rispetto ai partecipanti con udito integro, quelli con perdita uditiva fossero con maggiore probabilità classificati come pre-fragili o fragili rispetto a robusti, e che tra i soggetti con ipoacusia, chi non utilizzava apparecchi acustici avesse maggiore probabilità di rientrare nelle categorie dei pre-fragili e fragili rispetto agli utilizzatori di questi dispositivi.
In questo studio sono stati inclusi i soggetti che si erano sottoposti alla sesta visita (2016-2017) e per i quali erano disponibili i dati sulla fragilità e sull’udito. Al termine del processo di valutazione il campione era composto da 3.179 soggetti con età media di 79 anni, in maggioranza (59%) donne.
Dal punto di vista della capacità uditiva, il 33% dei partecipanti non presentava riduzione dell’udito, il 40% aveva una ipoacusia lieve e il 27% un’ipoacusia di livello moderato o superiore; in quest’ultimo gruppo l’età media era più alta (81,5 anni). Il 12% degli anziani con ipoacusia lieve utilizzava apparecchi acustici e questa percentuale saliva al 55% nel gruppo con perdita più marcata dell’udito.
La fragilità era presente nel 8% circa dei partecipanti, e interessava il 5,5% dei soggetti senza compromissione dell’udito e il 10% di quelli con ipoacusia almeno moderata. Tra le componenti della fragilità, le più diffuse tra gli anziani con ipoacusia erano l’affaticabilità, la deambulazione rallentata, la debolezza muscolare e la ridotta attività fisica.
Dall’analisi statistica è emersa un’associazione tra ipoacusia di grado moderato o superiore e maggiore probabilità per l’anziano di risultare pre-fragile (OR: 1,25) o fragile (OR: 1,62) rispetto a robusto. Inoltre, rispetto agli anziani con udito conservato, i soggetti con grado almeno moderato di ipoacusia presentavano una più elevata probabilità di avere alcune componenti della fragilità: deambulazione rallentata, ridotta attività e affaticabilità.
Per quanto riguarda l’effetto degli apparecchi acustici, chi non li utilizzava aveva una probabilità del 66% maggiore di essere fragile e di avere perdita di peso non volontaria, deambulazione rallentata e ridotta attività fisica rispetto agli utilizzatori.
«In questo studio sugli anziani residenti in comunità, la presenza di ipoacusia è risultata associata a una condizione di pre-fragilità e di fragilità, e il mancato uso di apparecchi acustici era legato a una più alta probabilità per gli anziani di essere fragili» commentano i ricercatori. «Questi risultati sottolineano l’importanza per gli operatori sanitari di considerare la perdita dell’udito come un potenziale fattore che contribuisce alla fragilità possono essere utili per identificare gli anziani a rischio, sebbene siano necessarie conferme da studi randomizzati controllati su questo aspetto e anche per quanto riguarda l’efficacia degli apparecchi acustici nella prevenzione e gestione della fragilità».
Assi S, Garcia Morales EE, Windham BG, et al. Hearing loss and frailty among older adults: the Atherosclerosis Risk in Communities Study. J Am Med Dir Assoc. 2023 Nov;24(11):1683-1689.e5.
19 Marzo 2024
Autore: Redazione
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